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Associazione Mozart Italia
Concerto del 25 Novembre 2014
​Trio Rigamonti

Chiesa di San Marco, Milano

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Secondo concerto della prima settimana mozartiana a Milano, ieri sera, sempre nella Chiesa di San Marco.

In programma tre trii, il primo di Wolfgang A. Mozart (KV 442 in RE min), il secondo di Ludwig Van Beethoven (op.70 n° 2 “ Trio degli Spettri” ) ed il terzo di Felix Menldelssohn Bartholdy (n° 49 n°1).

Nel primo trio, Mozart disegna un mini-concerto per pianoforte ed orchestra più che non un trio vero e proprio, nello stile delle “sonades en trio” antecedenti il suo arrivo; il pianoforte l’ha fatta da padrone (per dirla in termini moderni, non è stato zitto un momento) e sul suo suono si incastonavano i pochi interventi degli altri due strumenti, spesso con un effetto di “eco” (e l’eco mi ricorda sempre Monteverdi, che con quell’effetto ha ottenuto esiti sorprendenti, ad esempio nel Duo Seraphim, o nell’Audi Coelum, piuttosto che nel Gloria conclusivo del suo Vespro della Beata Vergine).

Il trio di Beethoven deve il suo titolo al movimento centrale, con suoni cupi, spesso in pianissimo; ma in questo caso si tratta di un vero trio, posto che il gioco di incastonatura tra i tre strumenti è pressoché equivalente in termini quantitativi. Bellissima l’esecuzione del movimento centrale, con un sapiente uso del pedale che faceva apparire violino e violoncello quasi due gemme “sospese” su quel metallo fluido e prezioso rappresentato dal suono del pianoforte.

Infine il trio di Mendelssohn, nel quale, all’attacco del secondo movimento (in questo caso i movimenti erano quattro) echeggiava Beethoven, richiamato dal primo tema di quel movimento.

Ed a finire un bis costituito da una Marcia in stile viennese di Kreisler, brano piacevole dove il genio di Kreisler si è manifestato appieno, pur nella brevissima durata.

Ma per una volta lasciatemi abbandonare la descrizione della pur bellissima musica, per concentrarmi su una realtà comasca che è rappresentata dal giovane Trio Rigamonti, originario di Como. Al pianoforte la sorella maggiore, Miriam; al violino la sorella di mezzo, Mariella; al violoncello il fratello più piccolo, Emanuele. Classi 1992, 1994 e 1996.

Giovanissimi, eppure maturi nell’interpretazione (seguita dal M° Bernardi), maturi nel suono, nell’espressività, nelle cavate sicure sia della violinista che del violoncellista e nell’accompagnamento sempre chiaro della pianista che nei momenti in cui suona sola si trasforma da accompagnatrice a vera “solista”. Attacchi perfetti, intonazione perfetta (non abbiamo sentito una nota fuori intonazione, non una nota calante); capacità d’insieme, tenuta del tempo, cantabilità delle frasi, tutti di livello altissimo. I tre giovanissimi fratelli non hanno mai manifestato un attimo di difficoltà. La coesione tra i tre era a livello dei migliori trii ascoltati negli anni passati, ma è stata soprattutto la grande maturità espressiva a colpire il pubblico. Quel trio di Beethoven era veramente degno di una registrazione da fissare in una sola sessione e essere venduto immediatamente al grande pubblico.

Già, il grande pubblico; quello che anche ieri sera ha latitato. Certo, non per sua colpa ma per mancanza di informazione, perché oggi il bello è solo esteriore, perché la musica classica fa vecchio. Infatti, fa talmente vecchio che ieri sera sul palco c’erano tre ragazzi di cui uno ancora in adolescenza (come età, intendo). Abbiamo cercato, con i nostri applausi, di far capire loro quanto sia stata gradita la loro presenza e la loro Arte (loro l’arte la fanno; noi ascoltatori possiamo sono contemplarla) e speriamo vivamente di poterli presto riascoltare, magari anche in Bartok o Shostakovic, dove pensiamo possano comunque dare il loro contributo, anche alla diffusione della musica da camera che viene spesso letta come “barbosa”, ma che barbosa, dal vivo, non lo è affatto; semmai è affascinante, meno immediata di una grande sinfonia, suadente. Ma poi ti entra sottopelle e non ne esce più. E poi diciamo sempre che la musica da camera, proprio per questa sua attitudine ad essere eseguita nelle sale dei palazzi delle famiglie più abbienti, era espressione tangibile dell’epoca in cui erano state composte; quel fine settecento più gioioso per Mozart, più incline alla bellezza esteriore che non all’esacerbazione del proprio io e più interiori le altre due che sono figlie del più “movimentato” XIX secolo.

Quello di ieri sera è stato un concerto che possiamo definire seducente, oltre ad aver costituito una sorpresa, con la scoperta di questo giovanissimo Trio.

Appuntamento il 27 con il Requiem di Mozart; sperando che per quell’occasione gli sforzi dell’organizzazione della Stagione siano premiati con una folta presenza di pubblico (ma la magia di Mozart e del suo Requiem riusciranno anche in questo).

Domenico Pizzamiglio
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