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Auditorium di Milano
Concerto del 18 Novembre 2016
S. Rachmaninov, Concerto n. 4 per pf e orchestra
W.A. Mozart, Sinfonia n. 40

Pianista Boris Petrushansky – Direttore Aziz Shokhakimov

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Il numero 40 pare accomunare i due brani eseguiti nel concerto del 18 novembre. Op. 40 il concerto di Rachmaninov e quarantesima la Sinfonia in Sol Minore K 550 di Mozart.
Il Concerto di Rachmaninov, al primo ascolto, colpisce per la sua grande originalità, per la mancanza di un motivo conduttore che permetta di canticchiarlo, per le tante influenze che vi si respirano; a partire dalla musica jazz che in qualche modo par comparire nelle tante note sincopate che caratterizzano la composizione, nell’attacco del secondo movimento dove si ravvisano influenze blues.

Funambolica la parte solistica, ma non da meno quella dell’orchestra. Il concerto necessita quindi un pianista d’eccezione e il Maestro Petrushansky lo è, ma anche di un direttore in grado non solo di seguire bene il solista, ma anche di dare all’orchestra il tempo e la potenza adeguati alla partitura. E in questo il giovanissimo direttore, Aziz Shokhakimov, ha molto ben assolto il suo compito.

Molti sostengono il ruolo di antesignano della colonna sonora che spetterebbe a Rachmaninov (io l’ho “messa giù bene”; in realtà qualcuno sostiene che le musiche di Rachmaninov fossero colonne sonore). Sarà anche vero che il secondo movimento del Secondo concerto per pf e orchestra ha “ispirato” la famosa canzone pop All By Myself di Eric Carmen; ma seguendo quel ragionamento, dovremmo dire che Sting è russo solo perché ha inserito il Lieutenant Kijé di Prokofiev della sua Russians); forse qualche influenza potrà anche esserci, non è da escludere, ma le colonne sonore ben poco hanno a che fare con questa musica colta, talmente ricca di spunti e novità da apparire, ad un primo ascolto, quasi ostica.

Molto piacevole e per nulla scontata la sinfonia mozartiana. Ad un primo movimento, reso molto elegante, pur se con tempo risoluto e giusto, da piccole messe di voce dei violini, da piccole variazioni dinamiche che rendevano quasi  “ondeggiante” il suono degli archi (qualche piccolo scompaginamento dei violini che tendevano a volte a correre ma non è difficile in quella sinfonia, e comunque dal vivo può anche capitare) ha fatto seguito un secondo movimento più “canonico”. Nel terzo movimento, invece, echeggiavano delle sonorità quasi da danze dei paesi dell’Est; probabilmente frutto delle origini del direttore, ma non da escludere in un’ottica mozartiana perché Mozart senz’altro non aveva problemi ad assimilare tutto quel che ascoltava (né a trascriverlo, se è vero che il primo spartito del Miserere di Allegri dalla Cappella Sistina sia uscito dalle mani di Mozart dopo che l’aveva ascoltato una volta sola).
Anche il movimento finale è stato molto risoluto nel tempo e nella tenuta del suono, perfettamente a tempo, a terminare una esecuzione non certo scontata, ma in qualche modo originale, pur in un pezzo ascoltato centinaia di volte e sotto tantissime “bacchette” diverse.

Il pubblico ha tributato il giusto riconoscimento sia al M° Petrushansky alla fine del concerto, sia al M° Shokhakimov alla fine della serata.

Teatro bello pieno e ci sia concesso (anche ad Angelo che sedeva con me in platea) un bel “e menomale!”.


Domenico Pizzamiglio
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